“Settimana del crocefisso quella che si è conclusa. Non se ne era mai parlato tanto. Dopo la sentenza europea che proibisce il crocefisso nei luoghi pubblici come le scuole si sono moltiplicati gli argomenti pro e contro. Moltiplicati e ripetuti.
A favore del crocefisso, più o meno decisamente, tutte le forze politiche di destra e di sinistra. A favore della sentenza
di Strasburgo non soltanto i classici pochi «anticlericali» ma anche non pochi credenti cristiani. Convinti, questi ultimi, cattolici e protestanti, che il crocefisso debba stare al posto che è veramente suo, nel rispetto della laicità. Così in un comunicato di «Noi siamo chiesa»: «Il crocefisso è un simbolo religioso su cui meditare nel raccoglimento della propria preghiera personale e comunitaria. Come simbolo (improprio) della identità e della cultura nazionale esso viene usato strumentalmente da tutta la destra miscredente (quella degli atei devoti e di quelli che adorano il Dio Po) e da quella cristiana fondamentalista ».
Fanno riflettere anche gli argomenti delle autorità cattoliche contro la sentenza di Strasburgo. Il crocefisso si dovrebbe mantenere perché simbolo non tanto di una vicenda religiosa quanto dellunità e della cultura nazionale. Una sorta di declassazione. Non più il Gesù storico, dunque, ma un simbolo nazionale, portatore di unità tradizionale. Un po come la lingua o il costume. O la bandiera.
Uno spostamento di prospettiva che rappresenta una vera e propria degradazione del crocefisso. Gesù destoricizzato perché sia «di tutti». È il prezzo che lautorità cattolica è pronta a pagare per mantenere la sua universalità? Se ne può discutere.”
Il crocefisso ridotto a bandiera nazionale
Filippo Gentiloni
Il Manifesto, Domenica 8 novembre 2009, p.9
Nessuno disconosce l’importanza della Chiesa cattolica nella storia della nazione anche se non sempre a favore della nazione ma piuttosto a favore della Città del Vaticano. Per molto tempo la Chiesa è stata uno degli elementi che ha ritardato, di secoli, la formazione dello stato nazionale. Il peso culturale nella cultura dell’Italia anche qui non sempre per la scienza e l’innovazione ma piuttosto per la reazione e la conservazione, anche oggi. Per il potere. L’articolo da Il Manifesto centra pienamente la questione attuale ed i giochi, squallidi, di bottega, delle parti.