«L’obiezione di coscienza è anche un diritto che deve essere riconosciuto ai farmacisti permettendo loro di non collaborare direttamente o indirettamente alla fornitura di prodotti che hanno per scopo scelte chiaramente immorali come l’aborto e l’eutanasia». (segretario generale della Cei, Mons. Mariano Crociata, intervenuto al convegno nazionale dell’Unione cattolica farmacisti italiana dal titolo «L’obiezione di coscienza del farmacista tra diritto e dovere»).
Ma questi signori, farmacisti e medici, quando sono andati all’università sapevano cosa andavano a studiare oppure se qualcuno dice che sezionare cadavere è un male loro allora smettono. C’è gente, uomini e donne, che per portare la medicina e la scienza a livello attuale hanno corso rischi ed alcuni, molti, hanno perso la loro vita sui roghi.
Ci sono molti altri mestieri smettano di fare i farmacisti e i medici.
Al giorno d’oggi [...] Il punto non è rispettare lintima convinzione dei politici, ma avere leggi che rispettino la libertà di agire di ciascuno di noi davanti alle decisioni importanti della vita. (Stefano Rodotà in, Eleonora Martini, Politici, liberateci dalla vostra coscienza, Il Manifesto, di Sabato 5 gennaio 2008, p. 7.). E questo deve valere anche per quelle categorie sociali che coprono ruoli delicati per l’esistenza degli altri loro simili nel rispettare la loro libertà e la loro coscienza.