Così il signor Azouz si presenta tra una selva di telecamere, accompagnato da un proprietario di discoteca, gli occhi coperti da fascianti occhiali griffati. E mentre invoca la pena di morte per gli assassini dei suoi cari un cronista ci ricorda dal pergamo di un tg che Lele Mora e Fabrizio Corona lo vogliono far entrare nel magico mondo dello spettacolo.
Ma è già spettacolo per Rosa, Olindo e Azouz. Siccome la morte, per essere tale, ha bisogno ormai di tutto il suo apparato rappresentativo (scena del crimine, sangue, cadavere ma pure criminologo, psicologo, esperta di costume… una morte completa di istruzioni per l’uso) anche la realtà quotidiana si adegua, per esserne all’altezza. Per essere cuore di tenebra come certe volte sa essere cuore di tenebra la tv; per essere perversa come certe volte noi sappiamo essere perversi davanti alla tv.
«Sangue e crudeltà per un pubblico di basso livello intellettuale fingendo che sia di alto livello» ha tuonato ieri sera Umberto Eco dal Tg1. La morte vista da vicino, secondo l’etica della tv, è portata a spiegarsi, a rappresentarsi, a entrare in scena. Così, solo nel ripudio della vita, riusciamo a sopportare i mali della vita.
da il corrieredellasera.it dell’11 ottobre 2007