«Faccio fatica a commentare sortite così inqualificabili, che riflettono tempi molto tristi. Certo, ognuno è responsabile di ciò che fa e dice e, nel caso di un politico, sta ai cittadini esprimere un giudizio. Ma stavolta ci sarebbe quasi da valutare anche se chi lancia questo genere di accuse sia davvero ‘compos sui’, vale a dire pienamente padrone di sé. Per quel che mi riguarda, poi, mi verrebbe voglia di rivolgere una domanda al premier: perché mai venne nel mio studio, il pomeriggio del 3 maggio 2006, accompagnato da Gianni Letta, a implorarmi di accettare il rinnovo del mandato da capo dello Stato? Perché lo fece, se mi considerava un uomo di parte, di sinistra?».
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Come si ferma una simile rincorsa a delegittimare le autorità di garanzia? Che cosa si può fare per civilizzare il confronto?
«A questo punto non lo so proprio e c’è da essere scoraggiati. Abbiamo tanti problemi da risolvere – dalla crescente disoccupazione ai debiti delle famiglie, dal gap nella crescita industriale a quello sulla produttività – eppure dissipiamo le nostre energie in un conflitto permanente. Bisognerebbe ormai che tutti si impegnassero a unire gli italiani come ho tentato di fare quand’ero presidente, spendendo parole di pacificazione dai campi di battaglia di El Alamein alla foresta di Tambov, in Russia. Sono un uomo di pace, ma anche di verità. E oggi più che mai, per smontare queste nuove mistificazioni, ciò che conta è solo raccontare la verità». Per il resto dell’intervista ved.il corrieredellasera.it
Credo che sia il più sintetico e corretto commento a quello che ha detto l’”l’uomo con le palle”